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I RACCONTI DE "IL DORMIDURO"

Su più di 50 racconti abbiamo scelto 3 pezzi della raccolta per farvi capire ciò che vi attende.
Sono pubblicati interamente e potete leggerli cliccandoci sopra. Se riusciranno a catturarvi con il loro stile il dormiduro vi sembrerà sicuramente più appetibile!
Buona lettura

« Ora vai laggiù e fai come ti ho spiegato. »
« Eh no! Ora che so come va a finire non ci penso nemmeno! »
« Non puoi rifiutarti. »
Dio era un testardo. Roba da matti.
« Non c'è proprio altra scelta? »
« No. »
E risoluto.
« Beh, ma, signore... Posso chiamarla signore? »
« Si. »
« Signore, è terrificante. »
« Tocca a tutti. E la faccenda si ripete da molto tempo. »
« Tempo? »
« Si, una convenzione che usano gli uomini per darsi un senso. »
« Ah. »
« La capirai. Forza, altri aspettano dopo di te! »
« Allora faccia andare loro! »
« Ti ho detto che tocca a tutti! Tu - mi indicò - sei compreso nei tutti. »
« E che senso ha? Si, insomma, io ci vado pure però non ci trovo alcuna necessità! Ne ho visti tanti. Tutti uguali. Si cresce, si fanno le stesse cose, poi si invecchia e ci si impongono delle regole decise a tavolino da.. da... già, chi ha inventato le regole? »
« Le hanno create gli uomini. »
« Anche quelle per darsi un senso? »
« Esattamente. »
« Ma non sapevano trovare altro? Che so, creare qualcosa come ha fatto lei. »
« Io non ho creato un bel niente. »
« Lei ha creato se stesso. »
« No, io non ho creato un bel niente. »
« E che diamine. Allora sono io ad aver creato tutto questo? »
« Può essere. »
« Dev'essere per forza così complicato? »
« Non deve ma, ovviamente, può. »
« Lei è sempre così ambiguo? »
« A volte si, altre no. »
Risi.
« Me l'aspettavo. »
« Tutto ciò potrebbe anche essere un sogno. »
« Si, potrebbe. Ma se non lo è ed è vero che io stia per finire laggiù assieme a quei... cosi... io... »
« Tu cosa? »
« Diventerei sicuramente un ubriacone. »
« Ah si? »
« Si, si. »
« La scelta è tua. »
« Meno male. »
« Ma ne hai una sola. »
« Ah. Cazzo. Allora scriverò! »
« Vuoi diventare uno scrittore? »
« No, voglio scrivere per smascherarla! La fregherò. Così tutto questo spreco finirà. Si usa scrivere molto la sotto vero? »
« Si. Fin troppo. »
« Dannazione. »
« Rischierai di non essere ascoltato. »
« Beh rischierò. E se va male c'è sempre l'ipotesi di riserva. »
« L'ubriacone? »
« L'ubriacone. »
« Cadi male anche li. »
« Non mi viene in mente altro. »
« E uno con poca fantasia come può pensare di fare lo scrittore? »
« Parlando solo della verità. »
« La verità è un altra invenzione degli umani. Come vedi c'è ben poco di originale. »
« Non mi faccio questi problemi prima di nascere. O di svegliarmi. »
« Fai bene. Ora però ci dobbiamo salutare. »
« Le saprò dire. »
« A me, a te, a qualcuno. Ne sono certo. »
« Arrivederci. »
« Addio. »
Agitai la mano. Lentamente, il nero mi avvolse.

Stavo in fila per la prenotazione della visita psichiatrica cercando di afferrare uno dei tanti coniglietti rosa che mi saltellavano intorno quando, per sbaglio, la mia testa andò a sbattere contro un grosso pallone gelatinoso. Levai lo sguardo e trovai un mastodontico esemplare di essere umano.
« Hei, Stai attento con questa roba! » dissi indicando la pancia al suo padrone.
« Scusa amico ma non ti ho visto! »
Guardai in giro. Troppo tardi.
« Hai fatto scappare i conigli. »
« Che conigli? »
« Lascia perdere. »
Ogni tanto ci ricascavo.
« Piacere » Il gigante mi porse la mano, grossa quanto il mio torace.
« Piacere » dissi io affondando nel grasso.
« Mi chiamo Eric. »
« Paolo » Anche se ancora stavo lavorando su quel problema della doppia personalità.
« Anche tu picchiatello? »
« No, no. Mi fingo matto. E gli altri ci credono. »
Il colosso scoppiò a ridere facendo vibrare tutta la sua tondeggiante figura. Una ghignata grassa, cavernosa, piena di hamburger e patatine. Quasi vomitevole.
« Ah si?! Li vuoi fregare tutti? »
Strizzai l'occhio. Ma il miglior richiamo per conigli rosa che conoscessi provocò soltanto un'altra sudicia risata del grassone.
« Li vuoi fregare! » Ripeté rimbalzando ed assestandomi gomitate nelle costole.
« Senti... » Cercai di distrarlo. « Tu perchè sei qui? » Un ulteriore eccesso d'ilarità mi avrebbe fatto perdere definitivamente le tracce dei roditori.
« Per problemi psico-alimentari. »
« Anoressico? » domandai distratto.
« Ti pare? »
« Beh che altri problemi psico-alimentari ci sono in questo schifoso mondo? »
« Il mio problema è particolare. »
« Cioè? »
Eric mi si avvicinò all'orecchio.
« Non voglio più cagare. »
« Sei stitico? »
« No. Intendo dire che non ho più intenzione di cagare per il resto della mia vita. »
« Di tua spontanea volontà?? »
« Si. »
« Ma non è possibile! Moriresti prima o poi! »
« Dio santissimo e perchè credi che sia così ciccione? »
« Non vorrai dire che... »
« Hai inteso benissimo. »
Bussai sulla maglietta e appoggiai la testa sulla sfera. Rumori di magma e fognatura gorgogliavano in un intricato complesso di budella.
« Cazzo ma sei pieno di merda per davvero! » asserii meravigliato.
« Strapieno. Non cago da quattro mesi. »
Allontanai la testa. La sua faccia era priva di dolore. Non era una di quelle persone che si lamentavano per ogni minima cosa. Era decisamente orgoglioso della sua decisione.
« E come fai a tenerla? »
« Mi concentro. »
« Mah, diavolo, e quale sarebbe il motivo di tutto ciò? »
« Una protesta. Una specie di sciopero della fame. Al contrario. »
« Protesta contro chi? »
« Guardati attorno! »
Scrutai l'androne.
« Contro i conigli? »
« Ma che conigli e conigli! Le bestie non sono mica come noi umani! Loro le cose le vedono come stanno, non si fanno strane idee. Io sto parlando della gente! »
« E che centra la gente con la merda? »
Ora Eric pareva spazientito.
« La gente non parla mai della merda! Nascondo le cose schifose e così il mondo sembra più bello e più pulito. In realtà fa schifo, è puzzolente e corrotto e vomitevole... ma loro fanno finta di nulla e vanno avanti spensierati. Della serie occhio non vede, cuore non duole. Poi, non appena si accorgono di una minima porcheria, corrono dagli psicologi. Oggi per parlare di una cosa schifosa sei costretto a pagare. Nessuno ne ha gratis dei tuoi problemi. »
« Infatti noi siamo qui per... »
« Si, ma noi siamo considerati pazzi, non complessati. Hai letto Kundera? »
« No. »
« Beh leggilo. Lui la sa più lunga di me sulla merda. Ma io ho intenzione di passare ai fatti. Mi pare un metodo molto più efficace. »
« E che vorresti fare? »
« Ho un piano, Paolo. Sì, sì, ho un piano. Mangerò fino a scoppiare e con il mio ultimo panino lardoso andrò in una piazza o in un supermercato o in una stazione piena di persone e li mi lascerò andare. Boom! Esploderò ed imbratterò tutto con lo sporco delle mie marciosissime budella. Ne sozzerò venti, trenta o più di quei manichini in giacca e cravatta. E l'evento passerà in televisione."
Incrociò le braccia ed alzò il mento, come un venerabile faraone egiziano.
« Allora non ci saranno scuse e tutti dovranno parlare di me. Della merda. Perchè altro non ci sarà. »
Battei il palmo sulla sua schiena e mi congratulai con lui. Lo meritava. Mi pareva un piano ineccepibile. Poi l'assistente uscì dallo studio e chiamò il mio nome.
« Tocca a me Eric. In bocca al lupo. »
« Crepi. »
Mi avviai verso lo studio del dottore. Magari qualche coniglio si era riuscito ad intrufolare persino li dentro... qualche disilluso coniglio colorato.

Aprii la finestra, inspirai forte dai polmoni. Era una bellissima giornata di sole. Gli uccellini cantavano e le fronde degli alberi ondeggiavano sotto il soffio delicato del vento. Decisi che mi sarei gettato di sotto. Presi la rincorsa e osservai il palazzo di fronte. Era giallognolo, sporcato dallo smog. Non mi piaceva l'idea di morire vicino a dei muri lerci così annullai la rincorsa. Aiutandomi con le mani mi accovacciai sul davanzale e con molta calma mi sporsi sul cornicione, lentamente, ben attento a non scivolare di sotto.
Certo doveva far male schiantare la faccia sul marciapiede. Immaginai parte dei miei connotati impressa nel cemento. Chissà se dopo aver lavato via il sangue qualcuno si sarebbe ancora ricordato di me... Una foto sorridente al cimitero! Bastava quella per strappare qualche lacrima quando necessario. Le cose superflue, come il mio spirito, si sarebbero disintegrate nell'aria, annusate da un cane puzzoso.
Raggiunsi il centro del cornicione quando un duro colpo di legno mi fece saltare il nervo del gomito.
« Ahh! »
Una donna strillò.
« Ahh! »
Strillai anche io, per il dolore. Dal riquadro nel muro sbucò una testa ricoperta da bigodini.
« Buongiorno » dissi per circostanza.
« Oh! Che ci fa lei li? »
Pensai per alcuni secondi ad una risposta plausibile, avrei dovuto dirle che mi stavo per ammazzare? Il problema non si pose poiché la signora cominciò ad investirmi di parole.
« Grazie a Dio, lei è arrivato nel momento giusto. Il mio gatto non vuole scendere da li »
Indicò una sporgenza sul muro. C'era il felino, mi fissava.
« Mi aiuti a portarlo dentro! La prego! Lo prenda! »
« Signora, se devo essere sincero non me ne frega niente del suo gatto. »
« Prenda il mio gatto, è di razza! »
Non aveva minimamente dato peso alla risposta. Il suo cazzo di gatto di razza era più importante della mia vita.
« Il suo cazzo di gatto di razza » pensai. Che buffa allitterazione! Mi compiacqui delle mie capacità espressive. Poi mi ricordai del cornicione, della morte e di tutto resto.
« Signora volevo ammazzarmi! Lei sta rovinando l'unico momento di soddisfazione che mi prendo da un sacco di anni a questa parte! »
« Bene allora non dovrebbe aver paura di cadere. Prima di morire recuperi il mio gatto! Tanto ormai non ha più nulla da perdere... »
Oh cielo! Era così che ragionava la società? Ma che diavolo di approfittatori menefreghisti c'erano in giro? Non mi sarei abbassato a quella richiesta. Non avrei preso quel piccolo, bastardo, viziato, animale peloso.
« No! Ho detto di no! »
« Ma lo guardi! »
Lo Feci. Ebbi la netta sensazione di stargli antipatico.
« Mi odia! Glielo leggo negli occhi. Non si fiderà mai di me. »
Neanche io, d'altronde, mi sarei mai fidato di un altro idiota appeso al cornicione. La signora, evidentemente, non la pensava come me e stava ancora insistendo con le richieste.
Fu allora che assorbii la situazione. Una nuvola di moralità oscurò il cielo e mi assalì da tutte le direzioni. Quei bigodini cominciarono ad avere una storia, dei conoscenti, degli amori, dei pensieri. Presero voce, nella mia testa, assillandomi come una televisione inghiottita di traverso. Il peso del dovere mi allungò le braccia. Le mie mani rasparono il morbido pelo luccicante, acciuffando il felino per la collottola. Eccomi, ponte di salvezza. Ancorato alla vita tramite fondamenta di cementificata moralità. Perchè le davo retta? Ritornavo in casa, dentro la società, dentro la vita di tutti i giorni. Riassorbito da obblighi eticamente corretti. Accettando i ringraziamenti della signora pettinata che tirando un sospiro di sollievo riprese in grembo la bestia domandandomi incuriosita:
« Ora che fa? Si butta per davvero?