| IL DORMIDURO Si può descrivere la vita che ci scorre attraverso? Ci sono abbastanza parole per farlo? Sicuramente no. Per poterla perlomeno abbozzare, bisogna avere il talento di sapere mescolare tutte le parole che conosciamo. Bisogna saperle plasmare con cura e dedizione, dare loro la forma voluta, riempirle di senso, e infine accenderle, affinché esse possano bruciare e scaldarci, affinché esse possano donarci un'emozione.
Questa è l'arte dello scrittore.
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Cercate “Il Dormiduro” , e troverete un libro di racconti che urlano, graffiano, che lasciano l'amaro in bocca o fanno sorridere o tutto contemporaneamente. Parole che scivolano via, leggere grazie al tono fresco e semplice di racconti che esulano la solita catena cervellotica di pensieri, che sarcasticamente si spingono al di fuori del comune viale della retorica giovanile, attraversano il campo dell'attualità, sfiorano i fiori della la politica e colgono quelli della società per sfogliarli; in un “m'ama non m'ama” in cui ad essere in sorte sono tutti gli stereotipi che ogni giorno vengono elargiti e divorati senza ritegno.
Piccoli sassi provocatori che, gettati in un lago placido danno vita a piccole onde concentriche, una... due... tre..., e per ognuna di esse una domanda.
E
man mano che si estendono si chetano, elaborate, sino al colpo di scena: il prossimo sasso già pronto nelle mani dell'autore.
Parole che suonano come musica, la musica di una generazione invischiata nella superficialità, che affonda... o vola... e quando vola, punta e raggiunge le vette più alte, liberandosi, ad ogni battito d'ali, di una zavorra: la gratificazione apparente, la paura del futuro, l'angoscia d'amare e morire, la paura di conoscere e..conoscersi.
I personaggi sono protagonisti della quotidianità, psichedelici e variegati, che si nascondono dietro un' approssimativa leggerezza un irridente cinismo.
Sono menti quiescenti che non hanno mai smesso di desiderare, che si rotolano nella vita sporcandosi la faccia di passioni; che non si accontentano; che hanno ancora sogni in cui credono fermamente; che non hanno paura della solitudine del corpo; che ambiscono a un futuro che sia il proprio... ma che devono essere spinte a riacquistare questa loro libertà interiore, attraverso l'esercizio della patria potestà del proprio pensiero.
“Il Dormiduro” è un memorandum, per non dimenticare che dietro la continua accusa di una società senza emozioni e senza futuro, c'è, in realtà, una rete capillare di vie che si snodano attraverso le diversità ed esigono di essere percorse con coraggio, ambizione e tanta tanta autoironia.
Chiamatela pubblicità, chiamatela come volete, ma più semplicemente Vi consiglio: leggetelo.
E' una lettura semplice, di duplice valenza: i racconti volano ma vengono metabolizzati e smuovono davvero qualcosa dentro.
I concetti si insinuano soavi perché accompagnati, e non indotti, dall'autore, le pagine si divorano..col sorriso sulle labbra e il cervello in funzione: un binomio perfetto!
A tutti un grazie per il tempo che ci avete concesso,
Tiziana ZAGATO |